Il 20 febbraio 2026 si è tenuta, presso l’Università degli Studi Link, la quarta sessione d’esame della seconda edizione del Master di I livello in Educazione Civica Europea e Multilivello.
La Commissione d’esame, composta dal Prof. Giorgio Grimaldi, dal Dott. Aldo Ciummo e dalla Dott.ssa Felisia Pujia, ha valutato i project work finali presentati dai discenti, che hanno approfondito tematiche storiche, ambientali, educative e di genere, offrendo spunti originali per la promozione della cittadinanza attiva in una prospettiva europea e multilivello.
A seguire, sono disponibili alcune foto della giornata e gli abstract dei project work presentati.
CRUPI Francesco
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea
Relatore: prof. Giorgio Grimaldi
Abstract
Nel contesto dell’integrazione europea, la tutela dei diritti fondamentali ha assunto un ruolo sempre più centrale, diventando uno degli elementi qualificanti dell’identità dell’Unione Europea. Fin dalle sue origini, l’UE si è fondata su valori comuni quali il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e lo Stato di diritto; tuttavia, per lungo tempo, tali principi non erano raccolti in un unico documento giuridicamente vincolante. In questo scenario si colloca la nascita della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, concepita come strumento volto a rendere più chiara, visibile ed efficace la protezione dei diritti fondamentali all’interno dell’ordinamento europeo.
Proclamata nel 2000 e divenuta giuridicamente vincolante con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, la Carta rappresenta una tappa fondamentale nel processo di consolidamento dei diritti fondamentali nell’Unione. Essa riunisce in un unico testo diritti civili, politici, economici e sociali, ispirandosi alle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e ad altri strumenti internazionali di tutela dei diritti umani.
L’obiettivo della presente tesi è analizzare il contenuto, la struttura e il valore giuridico della Carta dei diritti fondamentali, soffermandosi sul suo ambito di applicazione e sul suo ruolo nel sistema multilivello di protezione dei diritti in Europa. Particolare attenzione sarà dedicata al rapporto tra la Carta, gli ordinamenti nazionali degli Stati membri e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nonché all’importanza della Carta come strumento di garanzia dei diritti dei cittadini e delle persone presenti sul territorio dell’Unione.
Attraverso questo studio si intende evidenziare come la Carta non costituisca soltanto un elenco di diritti, ma rappresenti un vero e proprio pilastro dell’ordinamento giuridico europeo, contribuendo a rafforzare la legittimità democratica dell’Unione e a promuovere una tutela effettiva e uniforme dei diritti fondamentali in un contesto europeo sempre più complesso e interconnesso.
L’elaborazione della Carta, inoltre, deve essere letta all’interno di un più ampio processo storico e politico che ha progressivamente trasformato l’Unione da semplice comunità economica a soggetto dotato di identità costituzionale. A partire dagli anni Novanta, con l’adozione del Trattato di Maastricht e la nascita della cittadinanza europea, la questione della tutela dei diritti ha assunto un rilievo crescente sia sul piano istituzionale sia su quello giurisprudenziale. La Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva già riconosciuto — ben prima dell’adozione della Carta — che i diritti fondamentali costituiscono parte integrante dei principi generali dell’ordinamento, traendone ispirazione dalle tradizioni costituzionali comuni e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia, questa tutela rimaneva frammentata, giurisprudenziale, priva di una consacrazione unitaria e formalmente riconoscibile dai cittadini.
Proprio per colmare questa lacuna nacque l’esigenza di un documento organico, chiaro e simbolicamente forte, capace di raccogliere in un unico testo i diritti fondamentali riconosciuti nello spazio europeo. La Carta risponde dunque a una duplice esigenza: da un lato, dotare l’Unione di una base valoriale condivisa; dall’altro, rendere più trasparente e accessibile la protezione dei diritti ai cittadini, che spesso percepivano l’ordinamento europeo come distante e tecnocratico. La proclamazione del 2000 rappresentò un primo passo importante in questa direzione, benché privo di valore giuridicamente vincolante; nondimeno, essa offrì un riferimento politico imprescindibile per l’attività interpretativa della Corte di giustizia e per il processo di riforma istituzionale culminato nel Trattato di Lisbona.
L’effettiva entrata in vigore della Carta nel 2009 ha segnato un momento di svolta, poiché ha conferito rango giuridico agli enunciati in essa contenuti, elevandoli al livello del diritto primario dell’Unione. Tale cambiamento ha avuto effetti significativi non solo sulla produzione normativa europea, ma anche sul rapporto tra ordinamenti: oggi tanto le istituzioni dell’UE quanto gli Stati membri, quando attuano il diritto dell’Unione, sono vincolati al rispetto della Carta. Ciò ha consolidato il sistema multilivello di tutela dei diritti, nel quale si intrecciano la giurisprudenza della Corte di giustizia, quella della Corte europea dei diritti dell’uomo e le disposizioni costituzionali interne, generando un complesso ma ricco dialogo tra corti.
In questo contesto, la Carta non rappresenta soltanto una codificazione dei diritti già esistenti, ma introduce una visione moderna della persona e della società europea. L’inclusione di diritti di nuova generazione — come la protezione dei dati personali, la bioetica, la tutela dell’integrità della persona, la non discriminazione nelle sue forme più recenti — testimonia la volontà dell’Unione di rispondere alle sfide poste dall’innovazione tecnologica, dalla globalizzazione e dai mutamenti sociali. La Carta, infatti, delinea un modello di società aperta, inclusiva e fondata sul rispetto della diversità, assumendo un ruolo di guida per l’interpretazione del diritto europeo e per l’orientamento delle politiche pubbliche.
Infine, l’importanza della Carta risiede anche nella sua capacità di affermare una specifica identità europea dei diritti fondamentali. Essa costituisce un punto di incontro tra le diverse tradizioni costituzionali degli Stati membri e le norme sovranazionali a tutela della persona, contribuendo a definire un comune denominatore etico e giuridico che rafforza la coesione dell’Unione. Analizzare la Carta significa quindi comprendere non solo l’evoluzione della tutela dei diritti nel contesto europeo, ma anche la trasformazione dell’UE in una comunità politica fondata sulla centralità della persona umana, sul rispetto della dignità e sulla promozione della libertà e dell’uguaglianza.
GIOACCHINO GABRIELLA
L’insegnante di sostegno in Italia in un confronto europeo
Relatore: prof. Giorgio Grimaldi
Abstract
Nel contesto dell’istruzione i concetti di uguaglianza, equità e inclusione sono diventati una priorità politica in tutta Europa. L’eterogeneità nel panorama scolastico è sempre più presente e i dati dimostrano che se lo studente che subisce discriminazioni parte da contesti svantaggiati e i risultati scolastici sono molto facilmente inferiori alle aspettative (Commissione europea, 2022. Education and training monitor 2022: Comparative report. Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea – https://data.europa.eu/doi/10.2766/117416). La presenza della diversità può riguardare le caratteristiche delle persone come il sesso, il genere, l’origine etnica, l’orientamento sessuale, la lingua, la cultura, la religione e le abilità mentali e fisiche (Messaggio di Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO, in occasione della Giornata Mondiale per la Diversità culturale, per il dialogo e lo sviluppo, 21 maggio 2017). “Comprendere l’altro e andare oltre la prospettiva più limitata della tolleranza” (Commissione europea/EACEA/Eurydice, 2018. L’educazione alla cittadinanza a scuola in Europa 2017. Rapporto Eurydice. Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, p. 14 – https://data.europa.eu/doi/10.2797/778483) permette l’accettazione e il rispetto in un contesto ove è presente una politica dell’istruzione. L’uguaglianza è un valore fondamentale dell’UE: tutte le persone devono essere trattate allo stesso modo in termini di parità e di opportunità. Nelle scuole occorre garantire un sostegno diverso per gli studenti con bisogni educativi speciali, cioè per coloro che hanno stili di apprendimento diversi, promuovendo così l’uguaglianza dei risultati (Commissione europea, 2023. Working group on schools (2021–25) ‘pathways to school success’: Blended learning for inclusion: Exploring challenges and enabling factors; Key messages and illustrative examples. Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea – https://data.europa.eu/doi/10.2766/14836). Questo concetto di equità potrebbe essere riconosciuto ad individui per esempio in base agli ostacoli socioeconomici o di altro tipo (Commissione europea, 2018. Elements of a Policy Framework: ET2020 working group on promoting citizenship and the common values of freedom, tolerance and non-discrimination through education 2016-2018 – https://www.dge.mec.pt/sites/default/files/Noticias_Imagens/elements_of_a_policy_framework.pdf). L’equità nell’istruzione deve riguardare il godimento del diritto all’istruzione e alla formazione, in termini di opportunità, accesso, trattamento e risultati (Commissione europea, 2006. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo – Efficienza ed equità nei sistemi europei di istruzione e formazione (COM(2006) 481 final) (https://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2006:0208:FIN:en:PDF). L’inclusione è un approccio che valorizza la diversità e ha come obiettivo offrire pari diritti e opportunità a tutti .
Le politiche inclusive nel contesto dell’istruzione hanno il dovere per tutti gli studenti di far ottenere il loro pieno potenziale, sostenendo particolarmente gli studenti discriminati, più fragili e con scarso rendimento, anche attraverso percorsi individualizzati, cooperando con le famiglie e le comunità locali (Commissione europea, 2023, cit.).
Interessante è stato lo studio della OCSE-PISA e dall’Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si evince che la scuola italiana sia la migliore in Europa per capacità di inclusione scolastica. Ovviamente è meglio precisare che questa affermazione va contestualizzata a seconda dei parametri considerati e soprattutto ciò non esclude l’esistenza di molte criticità e di molti aspetti che andrebbero potenziati e migliorati. La trasformazione digitale rappresenta una delle sfide più complesse e, al tempo stesso, una delle opportunità più significative del XXI secolo, con ripercussioni profonde e pervasive su tutti gli ambiti della società contemporanea. In particolare, il settore pubblico si trova oggi di fronte a una pressione crescente per adattarsi ai mutamenti indotti dalla digitalizzazione, sia per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini, sia per garantire l’efficienza e la sostenibilità dei propri processi interni. L’emergere di nuove tecnologie, la crescente disponibilità di dati, l’interconnessione globale e l’innovazione costante stanno modificando radicalmente il modo in cui i governi operano, prendono decisioni e interagiscono con i cittadini.
In questo contesto, la digitalizzazione non è più solo un’opzione strategica, ma una necessità strutturale per migliorare la qualità dei servizi pubblici, rafforzare la trasparenza e promuovere la partecipazione democratica. Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a ripensare il proprio funzionamento, adottando strumenti digitali che permettano una gestione più agile e reattiva, nonché un utilizzo intelligente e sicuro delle informazioni. La trasformazione digitale, però, non si limita alla dimensione tecnologica: essa comporta anche una profonda revisione delle logiche organizzative, delle competenze richieste, delle relazioni tra istituzioni e cittadini e, più in generale, dei paradigmi culturali su cui si fondano le amministrazioni pubbliche.
L’Unione Europea ha riconosciuto da tempo il potenziale trasformativo della digitalizzazione e ne ha fatto uno dei pilastri fondamentali della propria agenda strategica. Attraverso una serie di politiche, programmi e linee guida, l’UE ha promosso un approccio coordinato e integrato alla trasformazione digitale, volto a sostenere gli Stati membri nell’adozione di soluzioni innovative e nell’armonizzazione degli standard. Tra le iniziative di maggiore rilievo si annovera, tra gli altri, il Meccanismo per la Ripresa e la Resilienza, che destina ingenti risorse economiche alla modernizzazione della pubblica amministrazione e dei sistemi educativi.
In questo scenario, la Pubblica Amministrazione viene ridefinita come piattaforma aperta, capace di collaborare con altri attori – pubblici e privati – per co-creare valore pubblico. Il cittadino, da semplice destinatario dei servizi, diventa un soggetto attivo, partecipe e consapevole, in grado di interagire con l’amministrazione in modo più diretto, semplice e sicuro.
La presente tesi si propone di esplorare in modo approfondito e critico l’approccio dell’Unione Europea alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di individuare non solo i progressi compiuti, ma anche le criticità ancora da affrontare. In particolare, verranno analizzati i principali strumenti normativi adottati dall’UE, il quadro finanziario a sostegno delle riforme digitali e le tecnologie emergenti più rilevanti per la trasformazione del settore pubblico. L’analisi si concentrerà anche sugli effetti concreti di tali interventi in termini di miglioramento della governance, riduzione dei tempi amministrativi, incremento dell’accessibilità e potenziamento della fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Un’attenzione particolare sarà dedicata a temi trasversali di grande rilevanza, come l’interoperabilità tra i sistemi informativi, l’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale e la necessità di investire nella formazione continua del personale pubblico. Infatti, la digitalizzazione non può essere realizzata senza una strategia coerente di aggiornamento delle competenze, in grado di colmare il divario digitale esistente e accompagnare il cambiamento con consapevolezza e responsabilità.
Accanto all’analisi della pubblica amministrazione, la tesi si estende anche al settore dell’istruzione, considerato cruciale per il successo a lungo termine della transizione digitale. La scuola, in quanto luogo in cui si formano i cittadini del futuro, ha un ruolo chiave nel fornire le competenze necessarie per vivere, lavorare e partecipare attivamente in una società sempre più digitale. L’educazione digitale, intesa come insieme di competenze tecniche, cognitive, critiche ed etiche, è oggi fondamentale non solo per garantire pari opportunità, ma anche per rafforzare i valori democratici e contrastare fenomeni come la disinformazione, la polarizzazione e l’esclusione sociale.
Le politiche europee promuovono un sistema educativo innovativo, connesso e accessibile, supportando lo sviluppo delle infrastrutture digitali, la formazione degli
insegnanti e l’adozione di metodologie didattiche inclusive e interattive. In quest’ottica, la trasformazione digitale non è solo una questione di strumenti, ma implica un cambiamento profondo nella cultura scolastica, nella progettazione curricolare e nella relazione tra docenti e discenti.
Attraverso l’esame congiunto della digitalizzazione nella pubblica amministrazione e nella scuola, questa tesi intende offrire una visione integrata e sistemica della trasformazione digitale, evidenziando come l’Unione Europea stia cercando di guidare un cambiamento non meramente tecnologico, ma anche e soprattutto culturale, organizzativo e valoriale. Una trasformazione che, se adeguatamente governata, può contribuire in modo decisivo alla costruzione di un’Europa più innovativa, giusta, resiliente e inclusiva, capace di affrontare le sfide del presente e del futuro con una prospettiva condivisa e sostenibile.